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3 trucchi per evitare il pignoramento #adessonews

Piccoli accorgimenti per salvare il patrimonio personale e scampare alla procedura esecutiva.

Hai contratto dei debiti e temi una procedura esecutiva? Non preoccuparti perché non tutto è perduto. In questo articolo voglio svelarti 3 trucchi per evitare il pignoramento e dormire sogni tranquilli. Attenzione però: non voglio di certo consigliarti dei metodi illeciti per raggirare i creditori, sia chiaro. In questa breve guida ti fornisco qualche accorgimento perfettamente legale che potrebbe tornarti utile: come, ad esempio, quello di svuotare il conto corrente personale oppure trasferire i propri soldi su un conto intestato ad un familiare.

Inoltre, in determinati casi è possibile contestare la procedura esecutiva. Ma procediamo con ordine e cerchiamo, innanzitutto, di capire cos’è un pignoramento e cosa fare, in pratica, per salvare il proprio conto corrente.

Pignoramento: cos’è?

Se non riesci ad onorare i tuoi debiti, ad esempio un finanziamento, sappi che potrebbe esserti notificato un pignoramento, ossia l’atto finalizzato a vincolare i tuoi beni per andare a soddisfare le pretese dei creditori.

Possiamo distinguere il pignoramento in:

  • immobiliare: avente ad oggetto solo beni immobili (come, ad esempio, una casa o un terreno);
  • mobiliare: quando riguarda beni mobili (ad esempio, un’automobile, un camper e così via);
  • presso terzi: se ha ad oggetto crediti o beni del debitore che però si trovano nella disponibilità di altri soggetti. Classico esempio, il pignoramento di un conto corrente.

Prima di iniziare la procedura, il creditore deve munirsi di un titolo esecutivo (cioè di un documento che certifica il suo credito, come, ad esempio, una sentenza, un assegno, ecc.) e fare una ricerca per verificare quanti e quali beni possiede il debitore. In base ai risultati raggiunti, potrà scegliere la tipologia di pignoramento che meglio soddisfi le sue esigenze.

3 Trucchi per evitare il pignoramento

Chiarito cos’è il pignoramento passiamo subito ad analizzare i trucchi per evitarlo e tutelare i propri risparmi. In questa guida ci soffermeremo, in particolare, sul pignoramento del conto corrente. Va precisato, però, che le somme che si trovano già depositate in banca sono pignorabili solo se il loro importo è superiore al triplo dell’assegno sociale (misura fissata ogni anno dall’Inps). Invece, per quanto riguarda gli stipendi successivamente versati sul conto, questi potranno essere pignorati fino ad un quinto per ciascuna mensilità per arrivare poi all’estinzione del debito. Cominciamo subito.

Svuotare il conto corrente

Un conto corrente in rosso, vale a dire completamente privo di denaro, non può essere pignorato. Quindi, il mio consiglio è quello di prelevare, volta per volta, il denaro dal tuo conto in modo che i creditori non possano aggredire le somme depositate.

Attenzione: se in poco tempo prelevi una somma considerevole, come 10mila euro al mese, la tua banca potrebbe fare una segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), la quale ha il compito di verificare che i prelievi non siano stati fatti per scopi illeciti. In tal caso, scatterebbe un’ulteriore segnalazione alla Procura della Repubblica, la quale dovrà indagare sull’eventuale sussistenza di un reato.

Una via di mezzo (a dir la verità un po’ costosa per la gestione e gli interessi) è quella di chiedere alla banca l’apertura di una linea di credito da tenere sempre nei limiti dell’affidamento, in modo che i versamenti e i bonifici ricevuti andranno a ripristinare solamente il fido e non potranno essere pignorati.

Spostare i soldi su un altro conto corrente

Un altro trucco è quello di prendere il denaro e trasferirlo dal proprio conto a quello di un familiare o di un conoscente fidato. I creditori, infatti, non possono pignorare un conto intestato ad un’altra persona che non sia tu. L’importante, in casi del genere, è stipulare una scrittura privata (meglio se registrata) per evitare che un giorno il familiare o il conoscente rivendichino la proprietà delle tue somme di denaro.

Il debitore, inoltre, è libero anche di chiedere che il proprio stipendio venga accreditato sul conto corrente del coniuge o di un altro familiare. Naturalmente, lo stipendio potrebbe essere pignorato direttamente in capo al datore di lavoro, il quale poi, ricevuto l’atto di pignoramento, dovrà trattenere, mese per mese, il quinto dello stipendio.

Chiedere alla banca il rilascio di assegni circolari

In questo caso, la banca preleva le somme dal tuo conto, le accantona in un fondo a parte e ti rilascia gli assegni circolari, titoli che potranno essere intestati anche ad un familiare oppure ad una persona di tua fiducia. Con la conseguenza che la banca custodisce gelosamente le somme (che non potranno essere toccate dai creditori) e tu hai tre anni di tempo per incassare l’assegno o chiederne la revoca e il riaccredito del denaro.

Si può contestare un pignoramento?

La legge consente al debitore di contestare il pignoramento presentando opposizione sia quando l’esecuzione è già in corso, sia in una fase precedente, cioè alla semplice notifica dell’atto di precetto (l’avviso con cui si concedono al debitore 10 giorni di tempo per adempiere). È possibile presentare opposizione:

  • all’esecuzione: si tratta di un procedimento volto a contestare l’esistenza del debito o la sua entità e può riguardare, ad esempio, il titolo esecutivo (cioè quel documento che certifica il credito come la sentenza, un assegno, una cambiale, ecc.), la legittimazione del creditore ad avviare l’esecuzione, la pignorabilità dei beni, ecc.;
  • agli atti esecutivi: procedura finalizzata a contestare la forma del pignoramento, il rispetto della procedura e le notifiche. Pensa, ad esempio, se l’ufficiale giudiziario non deposita il verbale di pignoramento entro i termini previsti dalla legge. In tal caso, il debitore ha 20 giorni di tempo da quando gli è stato notificato il titolo esecutivo o il precetto per presentare opposizione.

In entrambe le ipotesi, come già anticipato, l’opposizione può essere preventiva o successiva all’inizio del pignoramento. Nel primo caso, bisogna procedere contro il precetto mediante atto di citazione proposto al giudice di cognizione competente per materia o per valore e territorio; nel secondo caso, invece, va depositato un ricorso al giudice dell’esecuzione stessa.

È chiaro che più si agisce in fretta tanto maggiori sono le possibilità di evitare conseguenze come, ad esempio, la vendita dei beni pignorati.

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