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Crisi energetica anche per le aziende agricole del Lametino, allarme Coldiretti: ‘Più esposti alle infiltrazioni mafiose’ #adessonews

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Lamezia Terme – Rischio infiltrazioni mafiose anche nel comparto dell’agricoltura; appello ai parlamentari affinché con gli investimenti del Pnrr si possa garantire autonomia alimentare ed energetica. Sono solo alcuni dei punti trattati a margine degli incontri organizzati dalla Coldiretti con i candidati delle coalizioni e dei partiti in vista delle imminenti elezioni del 25 settembre prossimo. Ne abbiamo parlato con il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto.

Cosa chiedete ai candidati?

“Ai vari candidati, potenziali prossimi parlamentari, poniamo alcune nostre vedute per quanto riguarda lo sviluppo agricolo nel nostro Paese e in particolare della nostra regione. Ad esempio i prossimi investimenti con il Pnrr. Chiediamo a loro l’impegno affinché questi fondi siano indirizzati per cercare di mitigare quella sovranità alimentare ed energetica che oggi il nostro Paese non ha. Un Paese è tanto più forte quanto più è autonomo nella produzione di cibo ed energia. Ed è necessario che i finanziamenti che pioveranno sul nostro Paese come il Pnrr non siano solo un debito che lasceremo ai nostri nipoti, ma siano anche lo strumento per rendere il nostro Paese quanto più possibile autonomo. Chiediamo inoltre di prendere una posizione definitiva per quanto riguarda il problema dei cinghiali che ormai non è più un problema di natura economica per le imprese agricole, ma è diventato un problema di sicurezza e incolumità delle persone, ed è anche un problema sanitario. È arrivato un momento in cui la legge che risale al 1992, parliamo di 30 anni fa, venga in maniera definitiva modificata affinché sia rilasciata totale autonomia alle Regioni per poter mettere in campo normative che possano redimere il problema annoso dei cinghiali”.

Crisi dunque che non riguarda solo la Piana di Lamezia ma che mette a rischio la produzione e il lavoro in tutta la regione.

“Sì. Non è solo un problema della Piana di Lamezia. È un problema di tutte la regione e di tutto il paese italiano. Per cui si devono mettere in campo delle misure immediate, perché fra due o tre mesi è già tardi, e qui non si può pensare solo alla campagna elettorale e tralasciare i problemi quotidiani. Lei consideri che proprio oggi guardando le tariffe che poi determinano i prezzi nelle bollette, siamo arrivati a valori oltre i 40 centesimi. Questo vuol dire che la prossima bolletta sarà di cinque o sei volte superiore a quella che è stata pagata nei mesi scorsi. E già nei mesi scorsi abbiamo pagato sei o sette volte in più rispetto a quella che era la tariffa del 2020. Per cui è necessario mettere in campo delle azioni immediate. Come Coldiretti al ministro Patuanelli abbiamo chiesto, ad esempio, la ripresa della moratoria dei debiti. Cioè, una famiglia con i costi che sta sopportando e dovrà sopportare nei prossimi mesi, parlo anche di aziende non solo di famiglie, non è in grado di pagare l’esposizione debitoria che ha contratto qualche anno addietro”.

Avete contezza di licenziamenti?

“Ma certo, nel comparto agricolo hanno già chiuso il 10 per cento delle aziende e c’è un altro 30/40 per cento che è in sofferenza. Sta cercando di sopravvivere in attesa di tempi migliori. Ma in autunno se questi tempi migliori, che poi non devono essere tempi, ma provvedimenti concreti, non arriveranno noi avremo un altro 30/40 per cento di ulteriori aziende non a rischio chiusura, ma a rischio fallimento. E quando un’azienda agricola fallisce intanto non riapre, ma poi c’è un passaggio di mano. E in una regione come quella calabrese dove esistono tanti altri fenomeni che conosciamo bene, e che molto spesso giungono alla ribalta delle cronache, ci sarà un passaggio di mano da aziende oggi detenute da agricoltori a faccendieri dell’economia sottesa della nostra regione”.

Insomma, c’è il rischio anche nel comparto agricolo di infiltrazioni della mafia che possiede liquidità immediata?

“Purtroppo sì. Questo quando non riesce ad intervenire lo Stato con provvedimenti efficaci, soprattutto dal punto di vista finanziario, ed è per questo che noi insistiamo sul ripristino della moratoria perché è stata una scelleratezza da parte del Governo non aver prorogato la moratoria dei debiti al 31 dicembre 2021. È per questo, ripeto, che noi chiediamo l’immediato ripristino della moratoria almeno per un periodo di 24 mesi”.

Vede qualche spiraglio di positività in questo momento di crisi? Nutre qualche speranza?

“La speranza è nel Dna degli imprenditori agricoli, dell’agricoltura in generale altrimenti non faremmo questo mestiere se non fossimo animati dalla speranza. Però purtroppo la speranza non basta. La speranza deve essere accompagnata anche da azioni concrete da parte delle persone che deleghiamo a rappresentarci nelle varie istituzioni”.

Antonio Cannone

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