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Vitelli (Azimut-Benetti): «Il nostro futuro nei maxi yacht a basse emissioni» #adessonews


Vitelli (Azimut-Benetti): «Il nostro futuro? Maxi yacht a basse emissioni»Vitelli (Azimut-Benetti): «Il nostro futuro? Maxi yacht a basse emissioni»

È rientrata da Cannes, si prepara a guidare la “sua” flotta a Genova per chiudere il tour settembrino a Monaco. Giovanna Vitelli, vicepresidente di Azimut-Benetti è orgogliosa delle sfide vinte e fiduciosa per quelle che sono all’orizzonte.

«È stato un anno molto positivo per il nostro gruppo. Il desiderio di stare nella natura, poter viaggiare sull’acqua in modo sostenibile, ha sostenuto e sviluppato molto la domanda. Per il nostro gruppo si è chiuso con un risultato record: un valore della produzione di un miliardo di euro e una crescita del 20%. Ma soprattutto abbiamo un portafoglio ordini di 2,8 miliardi di euro. È una conferma che permette di pensare con serenità allo sviluppo di progetti sempre più ambiziosi con nuovi investimenti e nuovi traguardi».

Il vostro gruppo è al top della hit mondiale per la vendita di yacht. Per il 22esimo anno guida il Global Order Book, la classifica annuale dei più grandi produttori di yacht redatta dalla prestigiosa rivista Boat International. Il gruppo è risultato primo dei 186 cantieri attivi nel mondo, con un numero di progetti che valgono il 12,5% del totale. Cosa vi aspettate per il futuro?
«Pensiamo a una prospettiva di crescita nell’anno in corso di un ulteriore 20% sull’anno precedente, numeri ancora più importanti se consideriamo le nostre dimensioni. Osserviamo un forte aumento di nuovi clienti, anche di newcomers, che si avvicinano per la prima volta alla nautica. Sono più giovani, hanno un’età media attorno ai 45 anni per Azimut, per Benetti intorno ai 55 anni, apprezzano e ricercano prodotti tecnologicamente avanzati e innovativi, dal design ricercato ma essenziale, sostenibili e che garantiscano all’armatore e al proprio inner circle una totale immersione nella natura senza rinunciare a stile, comfort e performance. Negli Usa, mercato maturo, abbiamo avuto un balzo del 50% di newcomers».

Su cosa puntate per il futuro? Quale la vera sfida del vostro gruppo?
« È una rotta che seguiamo da sempre: innovare e spostare sempre oltre i nostri traguardi. Oggi questo significa impegnarci a migliorare l’ambiente nel quale viviamo. Il principale metro per misurare questo impegno sono gli importanti traguardi già raggiunti nella riduzione dei consumi, e quindi delle emissioni: parliamo di un calo fino al 30% in meno della media di mercato. È una direzione su cui concentriamo i nostri studi da più di 10 anni e che stiamo sviluppando sui tre ambiti che consentono di abbattere i consumi: alleggerire le strutture (carbonio che rende 30% più leggero); sviluppare propulsioni innovative per una migliore efficienza, oggi ad esempio sul Grande 26M con il Pod 4600 realizzato insieme a ZF; carene di seconda generazione, per il Magellano 30 la Dual Mode e per il Grande 36M D2P® Displacement-to-Planing ad alta efficienza. Oggi oltre la metà della flotta Azimut rientra nella famiglia dei Low Emission Yachts, barche la cui elevata efficienza in termini di consumi permette di ridurre le emissioni di CO2 dal 20% al 30%. In concreto si tratta di oltre 500 yacht a impatto ambientale ridotto già nei nostri mari. L’impronta ambientale sta diventando un elemento influente nelle scelte degli armatori e ci aspettiamo che questa tendenza cresca. Grazie a investimenti precoci, abbiamo raggiunto risultati concreti. Per il prossimo quadriennio abbiamo previsto inoltre un investimento di gruppo di 130M€ per lo sviluppo industriale e dei siti produttivi, con importanti azioni in ambito di sostenibilità ambientale e sociale».

Quali?
«Ci focalizzeremo sull’abbattimento del consumo energetico attraverso la conversione al fotovoltaico e alla trigenerazione: oltre all’evidente impatto positivo in termini di sostenibilità, in 3 anni saremo autonomi per il 50% del fabbisogno energetico dell’azienda. In secondo luogo, stiamo lavorando – ad esempio per il cantiere di Avigliana – sulla digitalizzazione dei processi industriali e a un ulteriore miglioramento delle condizioni dei lavoratori, formazione inclusa. Queste azioni porteranno in due anni ad un aumento del 25% della capacità produttiva. Ci stiamo concentrando inoltre sullo sviluppo di materiali innovativi, performanti e sostenibili che portano con sé eleganza e leggerezza come ad esempio la nostra sfida per passare dal teak al sughero. Si tratta di studi che abbiamo avviato con grande anticipo rispetto al settore, che oggi sono maturi e che stanno portando risultati concreti. Un approccio pionieristico che vedrà una nuova sintesi nella linea Seadeck di Azimut, prima al mondo concepita con un approccio olistico e integrato alla sostenibilità – che uscirà nel 2024. Relativamente a Benetti ricordo B.Yond 37M, che è stato appena nominato Greenest Yacht a Cannes, per la riduzione di emissioni di CO2 del 24% e di NOx fino ad un massimo dell’85%».

Azimut|Benetti ha in programma lo sbarco in Borsa? Ritiene un punto di forza del sistema italiano la forte presenza di aziende familiari?
«Siamo un’azienda familiare e ne vado fiera. Credo che le aziende familiari portino con sé un grande senso di responsabilità e senso del lavoro. Gruppi come il nostro sono cresciuti grazie alla capacità di diventare impresa e di strutturarsi managerialmente, innovare prodotti e struttura. Oggi le sfide sono digitalizzazione e sviluppo delle persone e delle competenze. Le aziende familiari caratterizzano il sistema imprenditoriale italiano e consegnano valore. Credo che la quotazione in borsa assolva principalmente due necessità: attingere liquidità, magari in previsione di nuovi investimenti, oppure preparare un progressivo disinvestimento dell’imprenditore. Nel nostro caso– al momento non c’è nessuna di queste esigenze».

Come spiega il progressivo affermarsi dei cantieri navali italiani nel mondo? Quali sono gli elementi di forza del made in Italy del settore?
«La capacità di creare una sintesi unica di tecnologia e bellezza».

Al contrario, quali sono le debolezze di un sistema-Paese che potrebbe sostenere maggiormente il mondo dell’impresa?
«Il nostro è un Paese straordinario, contornato dal mare e da coste che il mondo ammira e ricerca. Credo che sia importante poter contare su una maggiore attenzione alla nautica, ma ancor più si dovrebbe lavorare sulle nostre infrastrutture e su una legislazione più precisa ed efficace. Parlo ad esempio di una bandiera italiana attraente, che non esiste, di un sistema strutturato di promozione delle marine, di una legislazione favorevole al charter, eccetera».

Come altri settori di punta del Made in Italy, anche la nautica parla molto al femminile: molte sono le donne ormai nelle posizioni apicali e molte quelle in crescita nei ranghi intermedi. È il successo del settore ad aprire le porte alle donne o sono le donne a contribuire a questo successo?
«Domanda difficile. Mi rendo conto di essere una persona privilegiata, figlia unica di un grande imprenditore. La nautica sta certamente dando più spazio alle donne, ma c’è ancora molta strada da fare».

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“https://www.corriere.it/economia/aziende/nautica/22_settembre_19/vitelli-azimut-benetti-il-nostro-futuro-maxi-yacht-basse-emissioni-62e9e1ba-380e-11ed-bdf5-ef64ec3d22e6.shtml”

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